Il potere del corpo e l’intelligenza corporea

 

Chi non ha ricevuto il classico rimprovero della mamma a tavola: “tieni dritta quella schiena!”; una scocciatura quando sei bambino, ma un importante segnale interpersonale quando cresci; specie se vuoi far carriera in un’azienda o ti presenti ad un colloquio di lavoro.

Una recente ricerca infatti dimostra che mantenere unapostura eretta può aiutare a dare una buona immagine di noi e soprattutto a primeggiare in mbito professionale.

Tutti sanno che la nota posizione eretta da l’idea di una persona forte e sicura di sé, ma non solo: come suggerisce una recente indagine, esibire una postura di questo tipo infonde un carica che rende, specie nel mondo del lavoro, più competitivi, intraprendenti e carrieristi; ben di più di quanto facciano titoli di studio, competenze ed efficienza.

Ne hanno dato prova Li Huang e Adam Galinsky, psicologi alla Northwestern University in Illinois, America.
I due studiosi hanno voluto verificare se, e in che misura, l’assunzione di questa postura influenzi la stima di sé a confronto con altre e più convenzionali forme per “gasarsi”.

Per accertarlo hanno coinvolto 77 studenti: il primo passo è stato fargli compilare un questionario per valutare la loro attitudine al “comando”.
A metà dei partecipanti é stato riferito che, in base al test, erano stati classificati come manager per il proseguio dell’esperimento; all’altra metà, invece, era stato detto che erano rientrati nei gregari.

Mentre i volontari erano in attesa di questi esiti, è stato chiesto loro di compilare un test sul marketing per stabilire con maggiore precisione la classe di appartenenza.
Durante questa seconda “prova” i volontari venivano invitare a sedere su una sedia “ergonomica”: il tempo dedicato a questo ulteriore test variava tra i tre e i cinque minuti.

La “sedia ergonomica” in effetti era un pretesto per far loro assumere una posizione scomoda oppure rilassata: alcuni di loro, infatti, erano stati fatti accomodare su una una poltroncina piuttosto stetta, che li costringeva a stare raccolti: le mani sotto le cosce, le estremità inferiori con le caviglie pressate l’una all’altra e le spalle ingobbite.
L’altra metà dei volontari, per contro, era adagiata su una poltrona che consentiva loro di tenere le gambe larghe, i piedi scostati e le mani comodamente appoggiate su dei braccioli rivolti all’esterno.

Alla fine dei due test, i partecipanti erano stati inseriti definitivamente ad una categoria o all’altra: in realtà. il risultato dei questionari non era stato minimamente tenuto in considerazione e gli studenti erano stati assegnati a caso ad un gruppo o all’altro.

A questo punto dell’indagine, i ricercatori misuravano implicitamente il senso di potere: si trattava di completare delle parole in cui erano state omesse lettere o sillabe (come ad esempio, “com…….ne”, che poteva far pensare acomposizione competizione).
deviazione, con i primi termini che venivano loro in mente; sette di queste espressioni avevano a che fare con il concetto i potere; per ognuno di questi frammenti di parole che veniva completato in modo da avere un significato legato al potere (potere, diretto, condurre, autorità, controllo, comando ricco) i partecipanti ricevano un punto.

Alla resa dei conti, Huang e Galinsky hanno accertato che ciò che faceva la differenza nella scelta delle “parole di potere” era la posizione dovuta alla sedia (disagevole o comoda e aperta): chi era rimasto seduto in modo confortevole mostrava un’inclinazione alla leadership di circa 3 punti e mezzo, contro un punteggio medio di 2,78 di coloro che erano stati “stritolati”.

in conclusione, lo strepitoso esito di questo esperimento dimostra che il linguaggio del corpo (nel caso specifico, una postura) può influenzare atteggiamenti, motivazione e carica emotiva.

Al di là del risultato dello studio, questa scoperta apre un nuova prospettiva nell’impiego della comunicazione non verbale: non serve solo a capire quello che uno prova o pensa, ma addirittura può essere usata per potenziare o, perfino cambiare, attitudini, modi di pensare o di agire; possiamo ora affermare che le funzioni emotive e intellettuali non risiedono solo nella mente o nel cervello e dimostrare l’esistenza di un vera e propria Intelligenza Corporea®!

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