L’ ipnosi non verbale: un’ipnosi senza parole

 

 

L’ ipnosi non verbale: un’ipnosi senza parole

L’ipnosi è nata con l’uomo.
Probabilmente la specie umana ha iniziato ad ipnotizzare sin da quando ha cominciato a intagliare la pietra. Di certo, gli egiziani la usavano nella pratica medica per procurare un’anestesia.

L’ipnosi però non è quello che crediamo; non è una disciplina occulta né un fluido magnetico e per praticarla non bisogna essere dotati di poteri speciali: è un fenomeno molto naturale e quotidiano.

Può capitare, ad esempio, di ascoltare qualcuno che ci sta parlando; quando ad un certo punto il suono di un clacson o qualsiasi altro rumore brusco e improvviso ci toglie da una sorta di torpore; se in quel momento ci sentiamo smarriti e non abbiamo idea di cosa abbia detto e di cosa sia successo attorno a noi, vuol dire che siamo andati in ipnosi!

Di norma, in casi come questo pensiamo di essere stati distratti o sovrapensiero, ma più spesso si tratta dello sviluppo di vere e proprie forme di ipnosi quotidiana.

L’ipnosi infatti, ben al di là della sua leggenda è soprattutto una forma particolare di comunicazione, spesso accompagnata da un’alterazione della coscienza.

Con il tono di voce, i gesti, il movimento del corpo, la stessa presenza fisica ipnotizziamo ogni giorno qualcuno e da qualcuno siamo ipnotizzati!

Le recenti ricerche sull’ipnosi mostrano come la trance (uno stato mentale simile al dormiveglia), fenomeni ipnotici come la catalessi (sospensione di un arto in modo contratto e senza sensazione di peso), l’amnesia (il non ricordare qualcosa di ordinario) e altre ancora siano molto frequenti nel corso delle nostre interazioni umane.

A scatenare questi fenomeni basta spesso un gesto, una particolare parola o un breve contatto fisico.

In genere, queste ipnosi spontanee non durano che pochi secondi, ma talvolta possono prolungarsi per tutto il corso di una conversazione (abbiamo la sensazione di sentire in modo ovattato; non si afferrano bene le parole dell’altro; ci si sente come sospesi e non ci si accorge del passare delle ore).

Gli ipnotisti si sono accorti di questi eventi interpersonali di natura ipnotica e ne hanno tratto un metodo che si basa sugli stimoli che si sono dimostrati naturalmente più efficaci: cioè, gesti, contatti, suoni, ecc.

Come si capisce se un segnale dell’operatore produce l’effetto voluto (cioè dei fenomeni ipnotici)?

Si osservano le variazioni della fisiologia osservabile del soggetto che sono prodotte immediatamente dopo un segnale: in particolare vengono ricercati quelli che l’osservazione in ipnosi ha identificato come indici di alterazione della coscienza (pupille dilatate, bulbo oculare sporgente, sguardo fisso, impallidimento del volto, oscillazione del corpo, ecc.).
Ogni volta che c’è contiguità temporale tra un segno dell’operatore e una reazione di questo tipo del soggetto significa che si è colta una chiave del suo personale, unico e incondivisibile «codice ipnotico»; in altre parole del modo individuale di quella persona di rispondere a determinati stimoli con una reazione ipnotica.

Dopodichè, si cercano altre «chiavi d’accesso» e si amplifica l’effetto di quelle rinvenute attraverso un procedimento detto Ricalco-Guida.

Solo a quel punto, quando si ha “in linea” l’inconscio, si prende a parlare…sapendo che dall’altra parte c’è qualcuno che ascolta …e mette in atto le suggestioni.

Articolo tratto da www.linguaggiodelcorpo.it

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